Questa storia risale ai tempi in cui le case erano fatte di legno, pietre e segreti. È la storia di due avvenimenti datati in tempi diversi e che in una casa trovarono il punto di incontro.
E così come gli anziani sono le fonti di tutte le leggende, le case sono i loro testimoni. In queste terre irpine fatte di lupi e querce, gli anziani hanno sempre vantato una straordinaria longevità. Alcuni sostengono perché l’acqua è buona, mentre altri — i maligni delle città limitrofe — perché l’acqua è cattiva ché li fa rimbecillire prima del tempo e, quindi, dimenticare della propria data di nascita.
Non voglio entrare nel merito di questa querelle, mi limito solo a riconoscere che l’età avanzata spesso contribuisce a vuoti di memoria, problemi di prostata e a versioni dei fatti degne di albergare nelle tradizioni latine, greche e giudaiche, di fianco, se non di maggior pregio, all’Eneide, all’Iliade, alla Bibbia addirittura. Ma questa storia, è una storia vera e ve la riporto così come il padre mio l’ha detta a me rispettando la vecchia tradizione famigliare che vuole che siffatta cruenta storia venga trasmessa di generazione in generazione, da padre in figlio o almeno da parente maschio in parente maschio, escludendo le donne. Chiedo scusa, ma spesso la tradizione non è sorella dell’intelligenza e a volte neanche lontana parente dell’educazione.
In ogni caso, officiando col padre mio a tal riguardo, per fare giustizia alle generazioni di donne che hanno attraversato questa casa e che sempre sono state tenute all’oscuro, il sottoscritto, previa beneplacito del padre, ve la scrive per intero... e la pubblica pure, anche perché l’incantesimo fu spezzato quasi dieci anni dopo l’ultimo conflitto mondiale, sicché nessuno rischia più niente, ma questa è parte della seconda storia, di cui narrerò dopo…